«Francesco Petretti, posso affermarlo senza tema di smentite, ricopre nell’universo dei naturalisti di campagna un ruolo forse insostituibile.» – Fulco Pratesi
Molti di noi non ci fanno neppure caso, abituati a camminare con lo sguardo basso, delimitato dall’orizzonte dei nostri obiettivi quotidiani, eppure, a volte basta alzare gli occhi verso l’alto, o prestare attenzione ai richiami che si alternano dagli alberi, nei boschi o nelle nostre città, per trasformare un banale battito d’ali in una rivelazione.
E non è necessario essere studiosi, memorizzare nomi latini e comportamenti specifici, comprare costose attrezzature o viaggiare per il mondo.
Per Francesco Petretti – biologo, storico volto della divulgazione scientifica in tv e naturalista sul campo – tutto è cominciato tanti anni fa, a Roma negli anni sessanta, quando una cinciallegra si è posata sul davanzale della sua finestra, aprendo le porte a una passione incurabile. Da lì in poi, la storia si allarga ai cieli d’Italia e del Mediterraneo.
Ci sono i passi montani dove transitano le aquile, i promontori spazzati dallo scirocco dove incrociano i bianconi, le coste di Orbetello popolate dai cavalieri d’Italia, ma anche le siepi dietro casa dove si nascondono capinere e luì.
Mentre ripercorre anni di avvistamenti, Petretti fornisce indicazioni indispensabili e consigli pratici: come scegliere un binocolo senza fare acquisti azzardati o come muoversi nella natura senza disturbare gli animali, rispettando il delicato ecosistema in cui vivono.
Attraverso lo sguardo di Petretti, il birdwatching si rivela così qualcosa di più di un hobby: un esercizio di attenzione e di pazienza, un modo per imparare a guardare ciò che abbiamo sempre avuto intorno e che spesso non sappiamo più vedere.