“Tiranno e gentile sono due forme della stessa malattia.
Due genitori che non hanno mai osato essere reali,
uno per troppa forza, l’altro per troppo bisogno di essere
amato, ed entrambi consegnano al figlio lo stesso destino:
un’identità che non si costruisce mai, perché non c’è mai
stato un genitore vero contro cui poterla costruire.”
Essere genitori oggi sembra sempre più complicato. Ci hanno convinti che bastino una parola di troppo, un momento di rabbia o uno sguardo severo per rovinare per sempre la nostra integrità. Così, i genitori vivono schiacciati dalla pressione di dover essere sempre ponderati, equilibrati, gentili. Perfetti.
La buona volontà di non ripetere i traumi dell’educazione autoritaria ha finito però per portare all’estremo opposto: un modello fittizio e disfunzionale che nega la complessità della vita. Su questa falsariga si finisce per crescere figli emotivamente fragili, disorientati, anestetizzati. Perché esattamente come la violenza, anche l’eccesso di rassicurazioni priva il bambino dello spazio necessario per desiderare, per evolvere, per diventare chi realmente è.
Il genitore non può essere un insegnante, un educatore o un terapeuta. Perché un figlio non cerca un modello perfetto, ma una persona reale in cui riconoscersi: una figura presente che sappia mostrare le proprie vulnerabilità e che, attraverso il dialogo e l’errore, sappia forgiare un insegnamento. “Abitare l’errore” significa allora attraversare le sfide quotidiane senza evitarle, riconoscere i propri sbagli senza sensi di colpa, ascoltare i bisogni del figlio mantenendo la propria funzione genitoriale. Significa saper dire “ti capisco” e, al tempo stesso, “ora segui me perché so cosa serve”.
In questo libro, Gian Marco Ciavolino ripercorre tutte le tappe imprescindibili della genitorialità, nominandone luci e ombre: dal primo anno di vita all’intreccio tra funzione materna e paterna, fino alle lotte di potere che attraversano ogni famiglia e che ne determinano la sorte.