Il dilemma dello sconosciuto

Il dilemma dello sconosciuto
Perché è così difficile capire chi non conosciamo

Gran parte della nostra vita si svolge all’interno della cerchia ristretta di familiari, amici e partner: sono le persone che ci stanno vicine, quelle di cui ci fidiamo e con cui dividiamo lo spazio, il tempo e gli affetti. Al di fuori, c’è la massa indistinta degli altri: la cassiera del supermercato, il mendicante con la mano tesa, il poliziotto che ci chiede i documenti, l’insegnante dei nostri figli; persino molti vicini di casa sono, in pratica, degli sconosciuti con cui però ci rapportiamo, decodificando i loro pensieri e le loro azioni. Ma se ci fossimo sempre sbagliati? Malcolm Gladwell è abituato a rovesciare le cose che diamo per scontate, a mettere in discussione il modo in cui leggiamo il mondo. Stavolta ci mostra come le strategie che usiamo per giudicare gli estranei non siano raffinate come pensiamo, ma poco più che letture superficiali, soggettive e terribilmente fragili. La verità è che, se abbiamo bisogno di capire gli sconosciuti, non siamo tuttavia per niente bravi a farlo. Le prove abbondano, nella storia e nella cronaca: il primo ministro inglese Chamberlain nel 1938 incontra Hitler, giudicandolo un uomo ragionevole e votato alla pace; una spia cubana riesce a infiltrarsi per decenni nella CIA, in barba a chi dovrebbe saper riconoscere un traditore; l’incomprensione tra un poliziotto e una donna fermata per un’infrazione monta incomprensibilmente fino all’arresto e al suicidio di lei in carcere. Sul confine tra il bisogno di empatizzare e quello di difenderci, tra l’irriducibilità dell’Io e l’estraneità dell’Altro, tutti ci barcameniamo in una missione forse impossibile ma necessaria: vivere nella società, collaborare con gli altri, spesso sconosciuti. E quando, inevitabilmente, qualcosa va storto? Poco male, ci spiega Gladwell. Quando tutte le armi a nostra disposizione si rivelano inadeguate, finiamo per usarne un’ultima, tanto umana quanto meschina: piuttosto che ammettere di non saper giudicare, preferiamo abbassare la soglia del sospetto e aumentare la distanza dagli altri, rovesciando tutta la colpa sullo sconosciuto.

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