La politica, in teoria, potrebbe essere semplice: una sinistra — non necessariamente comunista —, una destra — non necessariamente fascista — e un centro, non sempre moderato. Eppure, da qualche tempo, gli schieramenti sembrano essersi fatti sempre più confusi. Così accade di vedere neofascisti e nostalgici del bolscevismo combattere fianco a fianco in Ucraina dalla parte di Putin; storici militanti di sinistra sostenere politiche durissime sull’immigrazione e alimentare presunti complotti ebraici; reduci delle lotte terzomondiste e no global convergere con le più recenti derive del sovranismo di destra.
Stefano Cappellini, vicedirettore di la Repubblica, indaga da anni questa zona grigia di contatto e convergenza tra estremi politici che, almeno in teoria, dovrebbero escludersi a vicenda e che invece finiscono spesso per sovrapporsi: il cosiddetto rossobrunismo.
Il libro ricostruisce innanzitutto la lunga storia di questo fenomeno, le cui radici affondano nella Francia dell’Ottocento, trovano un interprete emblematico in Benito Mussolini e attraversano due secoli di storia europea fino ad arrivare alla contemporaneità, dove il fenomeno appare oggi più visibile che mai.
Ma Rossobruni non è soltanto un saggio storico. Dalle oscure trame dell’affaire Dreyfus ai nazi-maoisti presenti durante l’occupazione dell’Università La Sapienza nel 1968; dalla nuova estrema destra tedesca nata dalle ceneri del comunismo della DDR fino alla situazione italiana contemporanea, segnata da attraversamenti ideologici, ritorni di fiamma, confusioni e alleanze inedite, Cappellini accompagna il lettore nel ventre molle dell’estremismo contemporaneo.
Ne emerge una grande inchiesta fatta di storie, personaggi e vicende spesso ai limiti del verosimile, capace di illuminare un fenomeno tutt’altro che marginale: una delle strade oggi più frequentate da chi punta all’indebolimento delle democrazie occidentali.