Si racconta che Giorgio III, perso nella sua pazzia, un giorno offrì «con cordialità e riguardo estremi» la mano a un ramo di una quercia nel grande parco di Windsor, convinto di trovarsi di fronte al re di Prussia. In questo caso, però, “si racconta” non è solo un modo di dire: la vicenda è stata inventata di sana pianta da Philip Withers nel suo Una storia della malattia reale con una serie di aneddoti divertenti (1789).
Come non è vero che il sovrano abbia sfidato un cavallo a una gara di corsa, né che scrivesse lettere a corti straniere su questioni immaginarie o che svuotasse addosso al medico il contenuto del vaso da notte…
La vita di Giorgio III è talmente intrisa di storie false spacciate per vere che è molto difficile distinguere le une dalle altre, come ha scoperto lo storico britannico Andrew Roberts affrontando la sfida di questa monumentale biografia.
Ma da dove nascono tutte queste fandonie?
La sfortuna di Giorgio III è stata quella di essere, tra le altre cose, l’ultimo re d’America e, in quanto tale, il nemico giurato di Thomas Jefferson e degli altri Padri Fondatori. In pieno Secolo dei Lumi, la guerra d’indipendenza americana fu combattuta con ogni mezzo possibile, inclusi pamphlet e vignette satiriche, giornali e dicerie.
Giorgio III non solo ne uscì sconfitto politicamente, perdendo le tredici colonie d’oltreoceano, ma subì anche la peggiore beffa che il destino potesse riservargli: il ritratto impietoso e dissacrante costruito dalla propaganda rivoluzionaria finì per trasformarsi in Storia, falsificando il ricordo di un sovrano coraggioso – sopravvissuto a diversi attentati, sempre con impeccabile compostezza britannica – e dotato di una viva intelligenza, come dimostrano i suoi scambi epistolari con grandi pensatori dell’epoca, tra cui Samuel Johnson, che lo definì «il più raffinato gentiluomo che io abbia mai conosciuto».
A 250 anni dalla Dichiarazione d’Indipendenza del 1776, L’ultimo re d’America è la prima biografia affidabile di Giorgio III, ma anche una controstoria della nascita degli Stati Uniti d’America raccontata dal punto di vista del più regale dei vinti.